"SONO NUMERI DELL'IDF"
Dopo 2 anni e più passati a ripetere "sono numeri di Hamas" sminuendo la narrazione sui morti di Gaza, dopo le ammissione di Israele la verità andrebbe risarcita (e in molti dovrebbero chiedere scusa)
Gli opinionisti con l’elmetto, quelli che hanno negato il genocidio a Gaza, i giustificazioni dei crimini di guerra di Israele, gli strenui difensori di quella cosa mai chiarita (e che serve ormai a legittimare qualsiasi oscenità sulla scena internaziale) chiamata Occidente da oggi in poi cambieranno la loro frase standard? Da “sono numeri di Hamas”, frase che abbiamo sentito ossessivamente ripetere per oltre due anni ogni volta che si citavano i bilanci delle vittime, passeranno a “sono numeri dell’IDF”? Si perchè da ieri sappiamo che le forze armate israeliane danno per buoni i “numeri di Hamas”: 71mila i morti (ammazzati da Israele) a Gaza.
In questo post, provo a fare una riflessione sull’ultima rivelazione del quotidiano progressista israeliano Haaretz, quello a cui dobbiamo molta della luce proiettata sull’abisso di Gaza e che il governo di Tel Aviv sta isolando e assediando finanziariamente per “sostegno al nemico in tempo di guerra e diffamazione dello stato di Israele e del sionismo”(motivazioni che dicono molto sullo stato di salute della cosiddetta unica democrazia del Medio Oriente). Haaretz ha appunto rivelato che l’IDF ha accettato il conteggio delle vittime fatte dal ministero alla salute di Gaza, pari a 71mila morti.
L’IDF sono le forze armate israeliane (che dietro l’inganno verbale della “difesa” conducono operazioni offensive anche a migliaia di chilometri di distanza (almeno 6 i Paesi attaccati in 2025 senza considerare le operazioni in acque nazionali e internazionali contro la flottiglia)
La riflessione è duplice. Cominciamo col primo punto di vista quello che mi sta più a cuore, da scrittore e da giornalista:la narrazione.
Per oltre due anni è calato un clima di terrore sul dibattito pubblico sullo sterminio di Gaza, modellato dalle linee delle istituzioni israeliane (che sminuivano le vittime civili e parlavano di misure per ridurle, oltre a spiegare che se era esplosa una bomba lì e una qui, un serio motivo “di sicurezza” c’era) e dai vari opinionisti pro-Israele in giro per l’Occidente, un clima nel quale non era possibile citare i numeri delle vittime senza aggiungere “numeri di Hamas” e se non lo dicevi rischiavi di ritrovarti ad essere “per Hamas”.
Per fare un paragone, per almeno il primo anno dopo l’invasione russa dell’Ucraina, in pochi hanno sentito il bisogno di precisare (del tutto o con la stessa enfasi) che le cifre sui caduti russi venivano dal ministero della Difesa di Kiev, non esattamente una fonte indipendente. Il tutto era chiaramente funzionale a raccontare che la guerra stava andando bene quando invece era già un’impresa persa e inutile. Piccola differenza, il ministero alla salute di Gaza era stato più che attendibile durante gli attacchi israeliani del passato.
E’ chiaro questa “tendenza” per giornalisti e politici a dover precisare sempre la fonte (fate una ricerca e verificate quanto rari sono i casi opposti) ha avuto come risultato una funzione narrativa: l’abbassamento dell’impatto su lettori/ascoltatori di notizie di una drammaticità assoluta. Ha sminuito la portata dello sterminio. E’ immaginabile che i pensieri nella testa di lettori/spettatori si associassero così: “n mila morti!”…”si vabbè ma sono numeri di parte, è propaganda”.
Inoltre “sono numeri di Hamas” ha armato le virulente obiezioni dei vari pro-Israele e pro-guerra (il tema dominante in questi casi per me è sempre il bellicismo) per tagliar corto qualsiasi denuncia sulla strage dei palestinesi e dei crimini di guerra israeliani.
Come vantaggio l’ossessione ripetere “numeri di Hamas” è stato un modo per non entrare in rotta di collisione con Israele e i “suoi” opinionisti che appunto negavano la scala delle uccisioni (direi in realtà che negavano persino l’idea stessa che ci fossero vittime civili perchè a Gaza non ci sono innocenti), quindi evitare critiche e la temuta bollatura di “antisemita”. A naso mi pare che di correttezza dell’informazione e della politica in questa scelta universale, dagli Usa all’Italia, ci fosse poco. Tra l’altro che fossero numeri più che realistici lo dimostra una controversia che vide protagonista il presidente Biden, il quale mise in dubbio le cifre di Hamas per poi scusarsi in un successivo incontro con rappresentanti delle comunità arabo-americane.
Ora i profeti del PUB, il pensiero unico bellicista, gli opinionisti con l’elmetto e i politici pro-Israele senza se e senza chiederanno scusa? Tenteranno di risarcire la verità? Saneranno il vulnus che essi stessi hanno creato nella narrazione. Questa è una domanda, a mio avviso, chiave.
L’altro aspetto di questa vicenda riguarda la magnitudo delle catastrofe di Gaza. Già dopo due mesi dall’inizio dell’offensiva le dimensioni di scala delle vittime e delle distruzioni erano chiarissime (sul mio blog feci un paragone spazio-temporale con conflitti come quello afghano e iracheno che non lascia spazio a dubbi).
Da qualche mese sappiamo, ma era intuibile visto il numero di donne e bambini tra i morti, che il tasso di vittime civili sul numero totale di morti è tremendo.
Nell’agosto del 2025 un’inchiesta congiunta The Guardian, +972 Magazine, and Local Call aveva rivelato che secondo documenti segreti dei militari israeliani in 19 mesi di guerra (fino al maggio 2025) erano stati uccisi a Gaza 8,900 combattenti di Hamas e della jihad islamica tutte le altre vittime erano civili, l’83% sul totale
Ricordiamo che il numero di vittime in assoluto non incide sulla definizione di genocidio (a Sebreniza i morti furono poco più di 8mila, durante l’Olocausto furono tra i 4,5 e o 6 milioni) a contare è l’intento genocida. Eppure resta importantissimo appurare quanti sono i palestinesi morti: è una questione di dignità e di giustizia verso un popolo martoriato.
Se l’IDF accetta un conteggio di 71mila morti possiamo ipotizzare che le loro stime segrete sono ben peggiori? Ricordiamo poi le stime su Lancet e lo studio sulla stessa rivista medica che, durante il conflitto, aggrava del 41% le stime di “Hamas” (che poi per dirla tutta è sbagliato pure metterla così visto che il ministero della salute aveva un suo apparato e una sua tecnostruttura che precedeva la presa politica di Hamas della striscia, non una sorta di mero comitato politico come suggerisce la definizione “di Hamas”).
Purtroppo il conto delle vittime non lo conosceremo mai, troppo difficile recuperare - a volte due anni dopo - corpi tra le macerie o lasciati in luoghi trasformati dalla guerra in lande desolate. E poi i corpi mescolati alle macerie serviranno a far avanzare la linea di costa per costruire la nuova Gaza dove i turisti potranno prendere il sole e tuffarsi a mare. Mi immagino che, dopo un cocktail basato sul siero della verità, lui dirà a lei:
“Vedi cara, lì c’era un caffè sul mare, è stata ammazzata senza motivo da un missile israeliano la meglio gioventù di Gaza. Ma vuoi mettere che è servito a trasformare tutto in questo paradiso?”
